<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?><rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><channel><title>lesson | The Math of Things</title><link>https://mathofthings.netlify.app/tag/lesson/</link><atom:link href="https://mathofthings.netlify.app/tag/lesson/index.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><description>lesson</description><generator>Wowchemy (https://wowchemy.com)</generator><language>en-us</language><lastBuildDate>Sat, 23 Jul 2022 00:00:00 +0000</lastBuildDate><image><url>https://mathofthings.netlify.app/media/icon_hu6c6ed29f698bb57c24ca81ba64928043_3770_512x512_fill_lanczos_center_3.png</url><title>lesson</title><link>https://mathofthings.netlify.app/tag/lesson/</link></image><item><title>Il _dilemma_ di Monty Hall</title><link>https://mathofthings.netlify.app/post/monty_hall-dilemma/</link><pubDate>Sat, 23 Jul 2022 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://mathofthings.netlify.app/post/monty_hall-dilemma/</guid><description>&lt;blockquote>
&lt;p>&lt;i class="fa-solid fa-quote-left">&lt;/i> The function of wisdom is to discriminate between good and evil &lt;i class="fa-solid fa-quote-right">&lt;/i>
&lt;br>— &lt;cite>Cicerone&lt;/cite>&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;h2 id="introduzione-alla-probabilità">Introduzione alla probabilità&lt;/h2>
&lt;blockquote>
&lt;p>In un popolare show televisivo americano il presentatore mostra al concorrente tre porte chiuse. Dietro a una di esse si cela il premio in palio, un&amp;rsquo;automobile; le altre due nascondono una capra.
Il giocatore sceglie una delle tre porte, poi il conduttore, che &lt;strong>sa qual è quella vincente&lt;/strong>, ne apre un&amp;rsquo;altra mostrando una capra.
A questo punto il concorrente deve fare la scelta definitiva:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>è più conveniente confermare oppure cambiare porta per ottenere il premio?&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Il quesito è noto come dilemma o paradosso di Monty Hall, dal nome del conduttore del celebre gioco a premi televisivo americano Let&amp;rsquo;s Make a Deal.&lt;/p>
&lt;p>Quando nel 1990 un lettore della rivista Parade scrisse alla rubrica Ask Marilyn chiedendo quale fosse la strategia vincente, il problema si trasformò in un&amp;rsquo;accesa controversia.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>La soluzione proposta da Marilyn Vos Savant, presente nel Guinness dei Primati per il suo altissimo quoziente d&amp;rsquo;intelligenza, scatenò una valanga di lettere di contestazione, molte delle quali provenivano da matematici e accademici che accusavano Vos Savant di ignorare la teoria della probabilità.&lt;/li>
&lt;li>Il giornale diventò l&amp;rsquo;arena di un furente botta e risposta: da una parte &lt;strong>Vos Savant&lt;/strong>, secondo la quale &lt;strong>al giocatore conviene sempre cambiare porta&lt;/strong>; dall&amp;rsquo;altra chi sosteneva che è indifferente scegliere l&amp;rsquo;una o l&amp;rsquo;altra delle due porte rimanenti. Il caso finì persino in prima pagina sul New York Times, acquisendo in breve tempo un&amp;rsquo;enorme popolarità.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Chi aveva ragione?&lt;/p>
&lt;h3 id="esaminiamo-il-problema">Esaminiamo il problema:&lt;/h3>
&lt;ul>
&lt;li>
&lt;p>secondo la definizione classica della probabilità di un evento, data dal rapporto tra il numero di casi favorevoli e il numero di casi possibili, quando il concorrente sceglie una delle tre porte chiuse ha una probabilità pari a $\dfrac{1}{3}$ di vincere il premio.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Dopo che il presentatore ha aperto una porta, mostrando una capra, si potrebbe pensare che la probabilità di aver indovinato la porta esatta salga da $\dfrac{1}{3}$ a $\dfrac{1}{2}$.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Dopo tutto, restano due porte chiuse e una delle due nasconde l&amp;rsquo;auto. Pertanto, la probabilità che questa sia dietro l&amp;rsquo;una o dietro l&amp;rsquo;altra è identica e pari a $\dfrac{1}{2}$.&lt;/li>
&lt;li>A questo punto il giocatore può scegliere a piacimento, perché è indifferente cambiare o non cambiare.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>&lt;mark class="hltr-yellow">Risposta sbagliata&lt;/mark> !&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Infatti, il concorrente ha ancora una probabilità su tre di aver indovinato la porta esatta.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>La probabilità che l&amp;rsquo;automobile sia dietro una delle due porte non scelte è $\dfrac{2}{3}$ e, quando il presentatore rivela quale di queste due non nasconde il premio, la probabilità che l&amp;rsquo;automobile sia dietro l&amp;rsquo;altra porta è ancora $\dfrac{2}{3}$.&lt;/li>
&lt;li>Di conseguenza, se il giocatore mantiene la scelta iniziale, ha una probabilità di vincere pari a $\dfrac{1}{3}$, se cambia, pari a $\dfrac{2}{3}$.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h2 id="un-approccio-diverso">un approccio diverso&lt;/h2>
&lt;p>Si può arrivare alla stessa conclusione seguendo un&amp;rsquo;altra argomentazione, che convincerà i più scettici.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Partiamo dal presupposto (fondamentale!) che il conduttore conosce qual è la porta che nasconde l&amp;rsquo;automobile e apre sempre una porta con dietro una capra.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;ul>
&lt;li>Ora, supponiamo che la prima porta scelta dal giocatore sia sbagliata e nasconda una capra. Il conduttore non ha scelta e aprirà l&amp;rsquo;altra porta con la capra. In questo caso, se il giocatore cambia porta, vince.&lt;/li>
&lt;li>Se invece la prima porta scelta dal giocatore è esatta e il giocatore cambia, ovviamente perde.
&lt;ul>
&lt;li>Possiamo concludere che, se il giocatore cambia porta, vince se e solo se la sua prima scelta era sbagliata, evento che ha probabilità pari a $\dfrac{2}{3}$.&lt;/li>
&lt;li>Se la strategia del giocatore è di non cambiare mai, vince se e solo se la sua prima scelta è corretta, evento con probabilità $\dfrac{1}{3}$.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;li>Anche se apparentemente contro-intuitiva, la risposta di Vos Savant era esatta.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Perché allora moltissime persone rimasero persuase del contrario?&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Alla base della controversia c&amp;rsquo;è probabilmente un punto chiave del problema: &lt;strong>il conduttore sa qual è la porta vincente&lt;/strong>.&lt;/li>
&lt;li>Se il conduttore non sapesse dove si nasconde l&amp;rsquo;automobile (e quindi potesse anche aprire la porta fortunata), allora al giocatore resterebbero due porte con identica probabilità: cambiando o non cambiando, il concorrente avrebbe la stessa probabilità di vincere o perdere.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;blockquote>
&lt;p>Questo paradosso è una variante del paradosso delle tre carte del matematico americano Warren Weaver (1950), il quale, a sua volta, deriva dal paradosso delle tre scatole, formulato per la prima volta nel 1889 dal matematico francese Joseph Bertrand.&lt;/p>
&lt;/blockquote></description></item><item><title>BMI — Indice di Massa Corporea</title><link>https://mathofthings.netlify.app/post/indice-massa-corporea/</link><pubDate>Sun, 10 Jul 2022 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://mathofthings.netlify.app/post/indice-massa-corporea/</guid><description>&lt;p>&amp;quot; &lt;em>Faith in oneself is the best and safest course.&lt;/em> &amp;quot;&lt;br>
— Michelangelo&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>L&amp;rsquo;indice di massa corporea (abbreviato IMC o BMI, dall&amp;rsquo;inglese body mass index) è un dato biometrico, espresso come rapporto tra peso e quadrato dell&amp;rsquo;altezza di un individuo ed è utilizzato come un indicatore dello stato di peso forma.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;center>
&lt;p>
&lt;figure >
&lt;div class="d-flex justify-content-center">
&lt;div class="w-100" >&lt;img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/b5/BMI_grid_it.svg" alt="indice massa corporea" loading="lazy" data-zoomable />&lt;/div>
&lt;/div>&lt;/figure>
&lt;/p>
&lt;/center>
&lt;h2 id="storia">Storia&lt;/h2>
&lt;p>Adolphe Quetelet, matematico e statistico belga, nei suoi studi sui dati antropometrici della crescita umana concluse che &amp;ldquo;il peso cresce con il quadrato dell&amp;rsquo;altezza&amp;rdquo;, descrivendo nel 1832 il rapporto tra le due misure: l&amp;rsquo;indice &lt;em>Quetelet&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Oltre un secolo dopo l&amp;rsquo;indice Quetelet è stato utilizzato negli studi sull&amp;rsquo;obesità. Il nome Body Mass Index è stato introdotto dal fisiologo Ancel Keys nel 1972.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h2 id="descrizione">Descrizione&lt;/h2>
&lt;p>Questo indice è di frequente utilizzato in maniera grossolana, in quanto non integrato da un fattore basilare come il sesso e da caratteristiche morfologiche di base quali larghezza delle spalle, larghezza ossea del bacino, circonferenza cranica, rapporto tra lunghezza delle gambe e lunghezza del tronco, corporatura di tipo tendenzialmente muscoloso o flaccido e altri fattori.
È inoltre fondamentale considerare la percentuale di massa grassa e massa magra del soggetto.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Ad esempio, un paziente di $90 \mathrm{~kg}$ e $175 \mathrm{~cm}$ di altezza può essere normopeso, se ha una percentuale di massa magra (muscolare) maggiore della percentuale di massa grassa.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Operativamente l&amp;rsquo;indice di massa corporea si calcola come il rapporto tra la massa-peso, espressa in chilogrammi, e il quadrato dell&amp;rsquo;altezza, espressa in metri.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>&lt;strong>Esempio 1&lt;/strong>: Altezza 1,70 m; massa $62 \mathrm{~kg}$:&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>$$
\text { IMC }=\frac{\text { Massa }}{(\text { Altezza })^{2}}=\frac{62}{(1,7)^{2}}=\frac{62}{2,89}=21,5 \text { (peso regolare) }
$$&lt;/p>
&lt;br>
&lt;blockquote>
&lt;p>&lt;strong>Esempio 2&lt;/strong> - il mio IMC: Altezza 1,90 m; massa $71 \mathrm{~kg}$:&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>$$
\text { IMC }=\frac{\text { Massa }}{(\text { Altezza })^{2}}=\frac{71}{(1,90)^{2}}=\dfrac{71}{3,61}=19,67 \text { (peso regolare) }
$$&lt;/p>
&lt;br>
&lt;ul>
&lt;li>L&amp;rsquo;indice di massa corporea consigliato dipende da età e sesso, nonché da fattori genetici, alimentazione, condizioni di vita, condizioni sanitarie e altre.&lt;/li>
&lt;li>L&amp;rsquo;Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) e la medicina nutrizionale usano delle tabelle come la seguente per definire termini come &amp;ldquo;magrezza&amp;rdquo; fino a &amp;ldquo;obesità&amp;rdquo;. Si ritiene che questa indicazione sia un importante indicatore per la mortalità (fattore rischio).&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;center>
&lt;table>
&lt;thead>
&lt;tr>
&lt;th style="text-align:left">situazione peso&lt;/th>
&lt;th style="text-align:center">min&lt;/th>
&lt;th style="text-align:center">max&lt;/th>
&lt;/tr>
&lt;/thead>
&lt;tbody>
&lt;tr>
&lt;td style="text-align:left">Obesità di III classe (gravissima)&lt;/td>
&lt;td style="text-align:center">$&amp;gt;40,00$&lt;/td>
&lt;td style="text-align:center">-&lt;/td>
&lt;/tr>
&lt;tr>
&lt;td style="text-align:left">Obesità di II classe (grave)&lt;/td>
&lt;td style="text-align:center">$35,01$&lt;/td>
&lt;td style="text-align:center">$40,00$&lt;/td>
&lt;/tr>
&lt;tr>
&lt;td style="text-align:left">Obesità di I classe (moderata)&lt;/td>
&lt;td style="text-align:center">$30,01$&lt;/td>
&lt;td style="text-align:center">$35,00$&lt;/td>
&lt;/tr>
&lt;tr>
&lt;td style="text-align:left">Sovrappeso&lt;/td>
&lt;td style="text-align:center">$25,01$&lt;/td>
&lt;td style="text-align:center">$30,00$&lt;/td>
&lt;/tr>
&lt;tr>
&lt;td style="text-align:left">Regolare&lt;/td>
&lt;td style="text-align:center">$18,51$&lt;/td>
&lt;td style="text-align:center">$25,00$&lt;/td>
&lt;/tr>
&lt;tr>
&lt;td style="text-align:left">Leggermente sottopeso&lt;/td>
&lt;td style="text-align:center">$17,51$&lt;/td>
&lt;td style="text-align:center">$18,50$&lt;/td>
&lt;/tr>
&lt;tr>
&lt;td style="text-align:left">Sottopeso&lt;/td>
&lt;td style="text-align:center">$16,01$&lt;/td>
&lt;td style="text-align:center">$17,50$&lt;/td>
&lt;/tr>
&lt;tr>
&lt;td style="text-align:left">Grave magrezza (inedia)&lt;/td>
&lt;td style="text-align:center">-&lt;/td>
&lt;td style="text-align:center">$&amp;lt; 16,01$&lt;/td>
&lt;/tr>
&lt;/tbody>
&lt;/table>
&lt;p>
&lt;figure >
&lt;div class="d-flex justify-content-center">
&lt;div class="w-100" >&lt;img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/53/Mortalit%C3%A0BMI.png" alt="indice" loading="lazy" data-zoomable />&lt;/div>
&lt;/div>&lt;/figure>
&lt;/p>
&lt;/center>
&lt;ul>
&lt;li>
&lt;p>Alcune organizzazioni diverse dalla WHO hanno introdotto altre suddivisioni, come quella del Super obeso (BMI &amp;gt;50) o Super super obeso (BMI &amp;gt;60).&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Molto più importante della percentuale di massa grassa è la distribuzione dell&amp;rsquo;adipe nel corpo. Una serie di studi ha mostrato che il grasso viscerale, misurato dalla circonferenza addominale, determina il maggiore rischio di eventi cardiovascolari acuti.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Avere un BMI normale e alta obesità addominale è risultato essere più pericoloso che avere un BMI totale da obesi. Il BMI è quindi un indice parziale che dovrebbe essere integrato o che può essere sostituito dal parametro della circonferenza addominale.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Secondo uno studio presentato il 27 agosto 2012 al congresso della Società Europea di Cardiologia condotto su 12.785 pazienti per un periodo di 14 anni, gli individui di peso normale con obesità addominale hanno una probabilità di morte maggiore del 50% rispetto a quelli con un normale indice di massa corporea e un normale rapporto girovita/fianchi.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Simili risultati tramite lo studio IDEA, condotto da 6.407 medici di 63 nazioni su 177.345 pazienti di età compresa tra i 18 e gli 80 anni; lo studio INTERHEART, su 30.000 pazienti in unità di terapia intensiva in 52 Paesi; lo studio Kuopio Ischemic Heart Desease (KHID) Risk Factory Study, in Finlandia.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;/ul></description></item><item><title>Il concetto di _Modello Matematico_</title><link>https://mathofthings.netlify.app/post/modello-matematico/</link><pubDate>Wed, 30 Mar 2022 00:21:00 +0000</pubDate><guid>https://mathofthings.netlify.app/post/modello-matematico/</guid><description>&lt;h1 id="il-concetto-di-modello-matematico">Il concetto di modello matematico&lt;/h1>
&lt;blockquote>
&lt;h3 id="probabilità-e-particelle">Probabilità e particelle&lt;/h3>
&lt;p>Nel 1820 Pierre Simon de Laplace, nel suo Théorie analytique des probabilités, scriveva:
&amp;ldquo;Noi dobbiamo dunque considerare lo stato presente dell&amp;rsquo;universo come effetto del suo stato anteriore e come causa del suo stato futuro. Un&amp;rsquo;intelligenza che, per un dato istante, conoscesse tutte le forze di cui è animata la natura $[\ldots]$ abbraccerebbe nella stessa formula i movimenti dei più grandi corpi dell&amp;rsquo;universo e dell&amp;rsquo;atomo più leggero: nulla sarebbe incerto presente ai suoi occhi&amp;rdquo;&lt;/p>
&lt;p>Laplace riteneva che il calcolo delle probabilità fosse utile in tutte quelle situazioni in cui è difficile ottenere informazioni molto precise sulle grandezze in gioco, ma che sarebbe possibile conoscere con esattezza posizione e velocità di ogni singola particella dell&amp;rsquo;universo.&lt;/p>
&lt;p>Nel 1927 Werner Heisenberg enunciava il principio di indeterminazione, affermando che il prodotto delle incertezze di due grandezze coniugate (per esempio, posizione e quantità di moto) non può essere minore del rapporto fra la costante di Planck e $2 \pi$.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Nel mondo macroscopico gli effetti di questo principio sono irrilevanti, perché la costante di Planck è molto piccola.&lt;/li>
&lt;li>Nel mondo atomico e subatomico, invece, le conseguenze sono significative e sorprendenti.
&lt;ul>
&lt;li>Per esempio, affermare che non è possibile conoscere con la precisione voluta sia la quantità di moto sia la posizione di una particella, implica che perde significato il concetto di traiettoria.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Non ha quindi senso parlare di traiettoria di un elettrone, ma solo di probabilità di trovare l&amp;rsquo;elettrone in una determinata posizione. A differenza di ciò che affermava Laplace, l&amp;rsquo;approccio probabilistico non è allora un utile stratagemma per ovviare alla nostra ignoranza, ma una necessità per comprendere la natura del mondo.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;blockquote>
&lt;p>Nei casi concreti, l&amp;rsquo;analisi e la modellizzazione di un fenomeno casuale avviene solitamente secondo le fasi sintetizzate nel seguente schema.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;center>
&lt;div class="mermaid">graph TD
A[Esperimento Casuale] --> B(osservazione)
B --> |statistica descrittiva| C[analisi dati]
C --> D{confronto}
A --> E(modello)
E -->|Calcolo delle Probabilità| G[Previsioni]
G --> D
D --> H[validazione o &lt;br> correzione del modello]
&lt;/div>
&lt;/center>
&lt;ul>
&lt;li>La costruzione del modello del fenomeno casuale consiste nel definire alcune &lt;code>variabili aleatorie&lt;/code> che descrivono il fenomeno in esame e assegnare a tali variabili aleatorie una distribuzione di probabilità.
&lt;ul>
&lt;li>Questa fase è la più delicata perché comporta un certo grado di &lt;mark class="hltr-yellow">arbitrarietà&lt;/mark> nella scelta della distribuzione più adeguata.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;li>Naturalmente, nella costruzione del modello non si procede arbitrariamente, ma si cerca di descrivere nel miglior modo possibile gli aspetti d&amp;rsquo;interesse del fenomeno che si sta studiando.&lt;/li>
&lt;li>Tuttavia, dopo aver trovato un modello che, almeno a priori, sembra ragionevole, esso dovrà essere &lt;em>messo alla prova&lt;/em>, &lt;strong>confrontando&lt;/strong> le previsioni che consente di effettuare con i dati empirici.
&lt;ul>
&lt;li>Nel caso si riscontrino delle significative discrepanze con i dati reali, occorre cercare di &lt;strong>modificare&lt;/strong> il modello per renderlo più aderente alla realtà;&lt;/li>
&lt;li>nel caso in cui, invece, si abbia &lt;strong>conferma&lt;/strong> di aver trovato un buon modello, non è tuttavia detto che esso sia necessariamente l&amp;rsquo;unico valido o che non sia ulteriormente migliorabile.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;blockquote>
&lt;p>Si intravede così la moderna concezione di modello matematico come &lt;strong>rappresentazione formale di un fenomeno&lt;/strong>, che non pretende di spiegarlo o di scoprirne l&amp;rsquo;intima essenza, ma solo di darne un&amp;rsquo;immagine che descriva bene alcuni suoi aspetti.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;ul>
&lt;li>
&lt;p>Un modello va dunque valutato soltanto in base alla sua &lt;strong>efficacia&lt;/strong> e un buon modello non è detto che sia l&amp;rsquo;unico possibile.
Si tratta di un approccio opposto a quello della fisica classica:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>per Newton l&amp;rsquo;obiettivo fondamentale non era l&amp;rsquo;utilità ma la &lt;mark class="hltr-cyan">ricerca della verità&lt;/mark>, la scoperta delle cause di un fenomeno, la loro spiegazione, fino a giungere alla causa prima.&lt;/li>
&lt;li>Non è un caso, quindi, che la moderna modellistica matematica e la diffusione dei modelli matematici anche nell&amp;rsquo;ambito di discipline diverse dalla fisica abbiano avuto origine proprio con la crisi di uno dei principi fondamentali della fisica classica: quello del &lt;mark class="hltr-cyan">determinismo&lt;/mark>, secondo cui &lt;em>la conoscenza della posizione e della velocità di un punto materiale, nonché della legge del suo moto, determinano in modo univoco la sua evoluzione&lt;/em>.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>A scardinare questo principio fu principalmente la scoperta, da parte di Werner Karl Heisenberg (1927), che &lt;mark class="hltr-yellow">a livello microscopico la &lt;em>posizione&lt;/em> e la &lt;em>velocità&lt;/em> di una particella non possono essere determinate simultaneamente&lt;/mark>; si può soltanto determinare la &lt;strong>probabilità&lt;/strong> che la particella si trovi in un punto anziché in un altro, oppure che abbia una velocità piuttosto che un&amp;rsquo;altra.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;blockquote>
&lt;ul>
&lt;li>Il comportamento della particella non può dunque essere previsto in modo certo, come normalmente accadeva nella fisica classica.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/blockquote>
&lt;ul>
&lt;li>Ne seguì una progressiva crisi della concezione puramente deterministica, che lasciò gradualmente spazio a un approccio nuovo ai problemi, di tipo &lt;mark class="hltr-green">&lt;strong>modellistico e probabilistico&lt;/strong>&lt;/mark>, ben sintetizzato dalle parole di uno dei massimi scienziati del novecento, John von Neumann (1903-1957):&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;blockquote>
&lt;p>&amp;ldquo;Le scienze non cercano di spiegare, a malapena tentano di interpretare, ma fanno soprattutto dei modelli. Per modello si intende un costrutto matematico che, con l&amp;rsquo;aggiunta di certe interpretazioni verbali, descrive dei fenomeni osservati. La giustificazione di un siffatto costrutto matematico è soltanto e precisamente che ci si aspetta che funzioni, cioè che descriva correttamente i fenomeni di un&amp;rsquo;area ragionevolmente ampia&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;/blockquote></description></item><item><title>Epitaffio di _Diòfanto_</title><link>https://mathofthings.netlify.app/post/epitaffio_diofanto/</link><pubDate>Fri, 19 Nov 2021 00:21:00 +0000</pubDate><guid>https://mathofthings.netlify.app/post/epitaffio_diofanto/</guid><description>&lt;blockquote>
&lt;p>There is not one big cosmic meaning for all, there is only the meaning we each give to our life.
&lt;br> — &lt;cite>Anaïs Nin&lt;/cite>&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;h2 id="diofanto-di-alessandra">Diofanto di Alessandra&lt;/h2>
&lt;ul>
&lt;li>Diofanto di Alessandria (in greco: Διόφαντος ὁ Ἀλεξανδρεύς) fu un grande matematico greco e, anche se della sua vita si sa ben poco e pare sia vissuto nel periodo tra il $II$ e il $III$ secolo d.C. ad Alessandria d&amp;rsquo;Egitto in epoca romana, alcuni ritengono che sia stato l&amp;rsquo;ultimo dei grandi matematici ellenistici.&lt;/li>
&lt;li>In un epigramma della “Antologia Palatina”, attribuito a Metrodoro di Bisanzio, grammatico e aritmetico vissuto nel $VI$ secolo d.C., si legge una curiosa indicazione dalla quale è possibile trarre l’età del grande matematico greco Diofanto.&lt;/li>
&lt;li>L&amp;rsquo;indovinello che, secondo la leggenda, Diofanto stesso volle venisse scritto sulla propria tomba sotto forma di epitaffio, è un problema aritmetico proposto sotto forma appunto di epigramma&lt;sup id="fnref:1">&lt;a href="#fn:1" class="footnote-ref" role="doc-noteref">1&lt;/a>&lt;/sup>, e che fa parte della raccolta di 45 indovinelli, corrispondenti ad equazioni di primo grado ad un’incognita, che l&amp;rsquo;epigrammista greco Metrodoro incluse nell’Antologia Greca.&lt;/li>
&lt;li>Infatti il libro XIV dell&amp;rsquo;&lt;em>Antologia Palatina&lt;/em> contiene $150$ epigrammi, di cui $45$ sono i problemi aritmetici raccolti da Metrodoro.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h2 id="epitaffio-di-diofanto">epitaffio di Diofanto&lt;/h2>
&lt;ul>
&lt;li>A Diofanto si deve un famoso problema, che egli stesso volle venisse scritto sulla propria tomba sotto forma di epitaffio:&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;blockquote>
&lt;p>«Οὑτός τοι Διόφαντον ἔχει τάφος· ἆ μέγα θαῦμα!&lt;br>
καὶ τάφος ἐκ τέχνης μέτρα βίοιο λέγει.&lt;br>
Ἕκτην κουρίζειν βιότου θεὸς ὤπασε μοίρην,&lt;br>
δωδεκάτην δ&amp;rsquo; ἐπιθείς μῆλα πόρεν χνοάειν·&lt;br>
τῇ δ&amp;rsquo; ἄρ&amp;rsquo; ἑβδομάτῃ τὸ γαμήλιον ἥψατο φέγγος,&lt;br>
ἐκ δὲ γάμων πέμπτῳ παῖδ&amp;rsquo; ἐπένευσεν ἔτει.&lt;br>
Αἰαῖ, τηλύγετον δειλὸν τέκος, ἥμισυ πατρός&lt;br>
+τοῦδε καὶ ἡ κρυερός+ μέτρον ἑλὼν βιότου.
Πένθος δ&amp;rsquo; αὖ πισύρεσσι παρηγορέων ἐνιαυτοῖς&lt;br>
τῇδε πόσου σοφίῃ τέρμ&amp;rsquo; ἐπέρησε βίου.»&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;hr>
&lt;blockquote>
&lt;p>«Questa tomba rinchiude Diofanto e, meraviglia!&lt;br>
dice matematicamente quanto ha vissuto.&lt;br>
Un sesto della sua vita fu l&amp;rsquo;infanzia,&lt;br>
aggiunse un dodicesimo perché le sue guance si coprissero della peluria dell&amp;rsquo;adolescenza.&lt;br>
Dopo un altro settimo della sua vita prese moglie,&lt;br>
e dopo cinque anni di matrimonio ebbe un figlio.&lt;br>
L&amp;rsquo;infelice (figlio) morì improvvisamente&lt;br>
quando raggiunse la metà dell&amp;rsquo;età che il padre ha vissuto.&lt;br>
Il genitore sopravvissuto fu in lutto per quattro anni&lt;br>
e raggiunse infine il termine della propria vita.»&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;hr>
&lt;ul>
&lt;li>La soluzione dell&amp;rsquo;enigma sta nella seguente equazione:
$$\large \dfrac{x}{6} + \dfrac{x}{12} + \dfrac{x}{7} + 5 + \dfrac{x}{2} + 4 = x$$&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;br>
&lt;h4 id="soluzione">soluzione:&lt;/h4>
&lt;p>$$
\begin{align}
\dfrac{14x + 7x + 12x +420 + 42x + 336}{84} = x\\
\cancel{84} \cdot \dfrac{14x + 7x + 12x +420 + 42x + 336}{\cancel{84}} = 84x\\
-9x = -756\\
\dfrac{-9x}{-9} = \dfrac{-756}{-9}\\
\end{align}
$$&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>da cui si ricava l&amp;rsquo;età di Diofanto:
$$\Large x = 84$$&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;section class="footnotes" role="doc-endnotes">
&lt;hr>
&lt;ol>
&lt;li id="fn:1" role="doc-endnote">
&lt;p>Breve componimento diretto a fissare, per lo più in modo ironico o satirico, l&amp;rsquo;interpretazione personale di un fatto, sì da indurre il lettore alla riflessione o al riso;&amp;#160;&lt;a href="#fnref:1" class="footnote-backref" role="doc-backlink">&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a>&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;/section></description></item><item><title>Effetto _Dunning Kruger_</title><link>https://mathofthings.netlify.app/post/dunning_kruger_effect/</link><pubDate>Thu, 30 Sep 2021 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://mathofthings.netlify.app/post/dunning_kruger_effect/</guid><description>&lt;blockquote>
&lt;p>“I know that I am intelligent, because I know that I know nothing.”&lt;/p>
&lt;p>Socrate&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;h2 id="il-fatto">Il fatto&lt;/h2>
&lt;blockquote>
&lt;p>Il 19 aprile 1995, il signor McArthur Wheeler, rapinò una banca con la faccia cosparsa di succo di limone,
convinto che il succo di limone rendesse il suo volto invisibile alle telecamere di sorveglianza.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;ul>
&lt;li>
&lt;p>La polizia visionò le videocamere di sicurezza ed entro la mezzanotte il sig. Arthur fu arrestato. Incredibilmente disse: &amp;ldquo;ma indossavo il succo di limone&amp;hellip;!&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Sconcertati da questo ragionamento, David Dunning e Justin Kruger, due psicologi, hanno studiato il signor Wheeler e altri come lui. Sono giunti alla conclusione che le persone con scarse capacità in un compito tendono, paradossalmente, a sopravvalutarsi. Questo pregiudizio cognitivo è noto come effetto Dunning-Kruger.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Diamo un&amp;rsquo;occhiata a questo tracciando graficamente la propria fiducia nelle proprie capacità rispetto alla propria conoscenza effettiva in un campo.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>
&lt;figure >
&lt;div class="d-flex justify-content-center">
&lt;div class="w-100" >&lt;img src="https://thehrbpstory.files.wordpress.com/2017/11/dunning-kruger-0011-e1511849012667.jpg" alt="Dunning Kruger" loading="lazy" data-zoomable />&lt;/div>
&lt;/div>&lt;/figure>
&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;ul>
&lt;li>
&lt;p>Quando impariamo qualcosa di nuovo, spesso siamo molto fiduciosi perché sappiamo così poco che non appena ne sappiamo qualcosa, pensiamo di sapere tutto.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Coloro che smettono di imparare qui mantengono un falso senso di padronanza. Chi continua a imparare, si rende conto che le cose sono più complesse e spesso perde la motivazione.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/blockquote>
&lt;ul>
&lt;li>
&lt;p>E più aumentano la loro conoscenza, più diminuisce la loro fiducia.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Molti si fermano a questo punto, pensando di non aver imparato nulla.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>
&lt;p>Solo se andiamo avanti possiamo ritrovare fiducia e migliorare.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>E alla fine, saremo pieni di conoscenza e fiduciosi nelle nostre capacità quasi come subito dopo aver iniziato.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;br>
&lt;ul>
&lt;li>
&lt;p>In altre parole, se un sempliciotto, un bravo studente e un saggio insegnante avessero un dibattito pubblico, ecco come potrebbero andare le cose.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Il sempliciotto ne sa poco, ma è molto sicuro di sé ed esprime le sue opinioni a voce alta e senza esitazioni. Lo studente ne sa di più, ma non se ne rende conto perché le manca la fiducia. Lei tace. L&amp;rsquo;insegnante è fiducioso, ma capisce quanto siano davvero complesse le cose. Quindi esprime le sue opinioni con riserve.&lt;/li>
&lt;li>Alla fine, il sempliciotto vince il voto popolare, perché è così sicuro di avere ragione e la gente tende a fidarsi della certezza.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>La ricerca dal Nord America, Europa e Giappone suggerisce che la cultura gioca un ruolo importante.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Dalle valutazioni sulla propria capacità di guidare sappiamo che il 93% degli americani pensa di essere alla guida migliore della media, mentre “solo” il 69% degli svedesi la pensa così. In Giappone invece le persone, in generale, tendono a sottovalutare le loro capacità come una strategia per vedere il loro scarso rendimento come un&amp;rsquo;opportunità per migliorare.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Intraprendere un viaggio di apprendimento può essere un&amp;rsquo;esperienza scoraggiante. Ciò che inizia come una piacevole passeggiata si trasforma presto in un&amp;rsquo;intensa battaglia di forza di volontà tra te e una quantità intimidatoria di conoscenza. Non arrenderti. Più a lungo combatti, più potere guadagni, fino al punto in cui vinci.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;blockquote>
&lt;p>E alla fine, se perseveri, potresti essere elevato ai ranghi di Socrate, che, oltre 2000 anni fa, ci ha lasciato con una citazione di saggezza “So di essere intelligente, perché so di non sapere nulla. &amp;quot;&lt;/p>
&lt;/blockquote></description></item><item><title>Il _Metodo_ di studio Cornell</title><link>https://mathofthings.netlify.app/post/metodo-cornell/</link><pubDate>Fri, 10 Sep 2021 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://mathofthings.netlify.app/post/metodo-cornell/</guid><description>&lt;blockquote>
&lt;p>Ideato quasi 80 anni fa dal prof. Walter Pauk della Cornell University di New York, è un sistema efficace per prendere appunti.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Nonostante la sua semplicità – alla fine si tratta di un foglio diviso in 3 parti – il metodo Cornell ti permette di seguire una lezione, una conferenza, una riunione di lavoro:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Mantenendo la &lt;code>concentrazione&lt;/code> ai massimi livelli;&lt;/li>
&lt;li>Aumentando &lt;code>comprensione&lt;/code> e &lt;code>coinvolgimento&lt;/code>;&lt;/li>
&lt;li>Fornendo materiale di sudio &lt;code>chiaro&lt;/code> e &lt;code>ordinato&lt;/code>, pronto (o quasi) per essere memorizzato&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Vediamo innanzi tutto, che cosa non funziona nella maniera in cui, normalmente, si prendono gli appunti.&lt;/p>
&lt;h2 id="metodo-tradizionale-vs-metodo-cornell">Metodo tradizionale vs Metodo Cornell&lt;/h2>
&lt;ul>
&lt;li>
&lt;p>La maggior parte delle persone, quando prende appunti, si limita a cercare di &lt;code>trascrivere&lt;/code> le informazioni $\rightarrow$ input che riceve.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>&lt;strong>Si ascolta passivamente&lt;/strong>, ed altrettanto passivamente si trasferiscono sul quaderno quello che si ascolta.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Nel farlo, il cervello lavora in modo &lt;strong>poco efficiente&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>La concentrazione si abbassa, subentra la noia e ovviamente la &lt;strong>qualità&lt;/strong> totale del lavoro cerebrale crolla.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Il flusso di informazioni rimane &lt;strong>a uno stato di analisi e manipolazione superficiale&lt;/strong>: quello in cui ci si limita a trasformare i suoni in parole di senso compiuto e a metterle su carta.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Se poi, mentre si ascolta, ci si preoccupa soprattutto di trascrivere tutto, ciò non fa altro che aggiungere inefficienza a inefficienza.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>
&lt;p>Non rimane tempo per pensare, e quindi scompare ogni coinvolgimento intellettuale rispetto a quello che si ascolta.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Poiché è difficile scrivere tutto, il livello di attenzione e comprensione si abbassa ulteriormente: Si è infatti troppo impegnati a non farsi sfuggire neanche una parola.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Si ha solo &lt;strong>l’illusione di ascoltare&lt;/strong>; ma in realtà si sta lavorando più o meno come un &lt;em>registratore&lt;/em>, ma non altrettanto veloce.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Il metodo Cornell invece, prescrivendo delle regole precise di compilazione degli appunti, &lt;strong>costringe&lt;/strong> ad intervenire, fin da subito, sulle informazioni che si ricevono.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;blockquote>
&lt;p>In particolare, si tratta di:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;code>Selezionare&lt;/code>, secondo priorità, le informazioni che vengono date&lt;/li>
&lt;li>&lt;code>Concettualizzarle&lt;/code>&lt;/li>
&lt;li>&lt;code>Comprimerle&lt;/code> in maniera che siano più sintetiche&lt;/li>
&lt;li>&lt;code>Organizzarle&lt;/code>&lt;/li>
&lt;li>&lt;code>Prepararle&lt;/code> per un ripasso efficace&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/blockquote>
&lt;p>&lt;code>Q - Ma come funziona nella pratica?&lt;/code>&lt;/p>
&lt;h2 id="le-tre-sezioni-del-foglio-nel-metodo-cornell">Le tre sezioni del foglio nel Metodo Cornell&lt;/h2>
&lt;h3 id="1-sezione-di-destra-degli-appunti-cornell-area-a">1. Sezione di destra degli appunti Cornell (area A)&lt;/h3>
&lt;ul>
&lt;li>
&lt;p>E’ quella in cui vengono presi gli appunti veri e propri.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>In alto, intesta il foglio con quelli che potremmo definire i dati anagrafici della lezione &lt;code>data, tema, relatore&lt;/code>, etc).&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Sotto ad essi, scrivi gli appunti veri e propri, utilizzando:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;strong>parole tue&lt;/strong>, aiuta a concettualizzare&lt;/li>
&lt;li>&lt;strong>liste con elenchi&lt;/strong> puntati e/o numerati: aiuta a dare ordine e gerarchia alle informazioni&lt;/li>
&lt;li>&lt;code>Sintesi&lt;/code>, come su twitter: aiuta a cogliere l’essenza&lt;/li>
&lt;li>&lt;code>Abbreviazioni&lt;/code>: come in un sms; aiuta a ponderare le parole;&lt;/li>
&lt;li>&lt;code>Frecce&lt;/code> e collegamenti, per evidenziare i rapporti logici&lt;/li>
&lt;li>&lt;code>Disegni&lt;/code> esplicativi: stimolano la parte &lt;em>visiva&lt;/em> e creativa della corteccia cerebrale;&lt;/li>
&lt;li>&lt;code>Commenti&lt;/code>con &lt;strong>note “emotive”&lt;/strong> (“Che schifo!” “Interessante!” “Bello!”): aiutano il processo di memorizzazione;&lt;/li>
&lt;li>&lt;code>Caratteri&lt;/code>: usando &lt;em>corsivo&lt;/em>, &lt;strong>grassetto&lt;/strong>, MAIUSCOLO, minuscolo, sottolineato etc.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h3 id="2-sezione-di-sinistra-degli-appunti-cornell-area-b">2. Sezione di sinistra degli appunti Cornell (Area B)&lt;/h3>
&lt;p>E’ la sezione dedicata alle &lt;strong>parole chiave&lt;/strong>, che devono essere:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>&lt;strong>Poche&lt;/strong>: il meno possibile, anche perché lo spazio a disposizione è volutamente ridotto&lt;/li>
&lt;li>&lt;strong>Sintetiche&lt;/strong>: cioè non frasi, ma singoli sostantivi/aggettivi&lt;/li>
&lt;li>&lt;strong>Evocative:&lt;/strong> devono ricordare il contenuto della sezione di destra sia a livello concettuale che mnemonico&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;blockquote>
&lt;p>Sono proprio questo tipo di limiti, non facili da rispettare, a rendere efficace il Metodo Cornell.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;h3 id="3-sezione-inferiore-degli-appunti-cornell-area-c">3. Sezione inferiore degli appunti Cornell (Area C)&lt;/h3>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;code>riassunto&lt;/code> del contenuto delle pagina.
&lt;ul>
&lt;li>annotare domande, fare brevi considerazioni, appuntarsi promemoria, impressioni, collegamenti, o tutto ciò che si ritiene possa essere utile.
&lt;ul>
&lt;li>Per es. &lt;em>Quanto detto mi ricorda che …. Come mai capita X … Vai a rivedere il testo Z … etc.&lt;/em>&lt;/li>
&lt;li>An che questa parte può essere iniziata durante la lezione, ma viene per lo più svolta dopo.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h2 id="perché-il-metodo-cornell-è-efficace">Perché il metodo Cornell è efficace&lt;/h2>
&lt;p>L’efficacia del metodo Cornell si basa su due fatti principali:&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>&lt;strong>Durante la lezione&lt;/strong>, costringe all’&lt;code>ascolto attivo&lt;/code>, e lo rende ancora più performante poiché dev&amp;rsquo;essere trasferito su carta, chiudendo così il &lt;em>loop&lt;/em> cerebrale &lt;code>ascolto-rielaborazione-azione&lt;/code>.&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;ul>
&lt;li>L’informazione che dev&amp;rsquo;essere acquisita compie in questa maniera un ciclo completo e diventa molto più stabile anche da un punto di vista mnemonico.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>&lt;strong>Dopo la lezione&lt;/strong>, costringe a &lt;em>rielaborare il materiale&lt;/em> in maniera &lt;strong>analitica e sintetica&lt;/strong>, e permette poi il &lt;strong>ripasso a tre livelli&lt;/strong> di dettaglio differenti:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>quello dei riassunti (sezione inferiore),&lt;/li>
&lt;li>quello delle parole chiave (sezione sinistra),&lt;/li>
&lt;li>quello del totale degli appunti (sezione destra), con ciascun livello che può essere ripassato separatamente o insieme agli altri.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;blockquote>
&lt;p>Non solo quindi &lt;strong>si impara di più mentre si prendono gli appunti&lt;/strong>, ma si ha anche a disposizione uno strumento di studio/ripasso più &lt;strong>strutturato e veloce.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;h2 id="conclusioni-sul-metodo-cornell">Conclusioni sul Metodo Cornell&lt;/h2>
&lt;ul>
&lt;li>
&lt;p>Molte persone, quando prendono appunti oppure scrivono schemi, sottolineano, fanno mappe, leggono un libro, commettendo un errore fondamentale: &lt;strong>si mette tutto sullo stesso piano.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Ci si concentra cioè sulla quantità delle informazioni, cercando di non farsene sfuggire nessuna.&lt;/li>
&lt;li>Purtroppo, però, l’ansia di non perdersi nulla, alla fine diventa solo un esercizio di trascrizione &lt;em>meccanico&lt;/em>, per non dire inutile.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Il risultato, paradossale, è che dopo pochi minuti già non ci si ricorda quasi nulla di ciò che si è scritto, e gli appunti o schemi prendono l’aspetto di &lt;strong>muri impenetrabili&lt;/strong> di parole.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Il giusto approccio, invece, è dedicarsi agli aspetti &lt;strong>qualitativi&lt;/strong>, cominciando fin da subito a &lt;code>valutare&lt;/code>, &lt;code>analizzare&lt;/code> e soprattutto &lt;code>scegliere&lt;/code> quello su cui vale la pena concentrarsi.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>In questa maniera, grazie allo sforzo mentale che richiedono queste operazioni, il processo di apprendimento inizierà già da subito.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Quando ci si sforza a revisionare il materiale di studio secondo alcune regole precise, riesci ad aumentare:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>la &lt;strong>velocità&lt;/strong> con cui viene &lt;code>processato&lt;/code> il materiale;&lt;/li>
&lt;li>la &lt;strong>memorizzazione&lt;/strong>;&lt;/li>
&lt;li>la &lt;strong>comprensione&lt;/strong>, come quando si rielabora il materiale di studio.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Al contrario, quando ci si comporta in &lt;strong>maniera passiva&lt;/strong>, sperando che, a forza di ripeterlo, il materiale si trasferisca - come per osmsosi - al cervello, i risultati sono piuttosto deludenti, soprattutto per le materie tecnico-scientifiche.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;blockquote>
&lt;p>&lt;code>anche quando si utilizza il metodo Cornell si possono perdere delle informazioni: se essa è davvero importante potrà essere integrata in un secondo momento poiché sarà presente in molte fonti: web, YouTube, libri di testo, etc.&lt;/code>&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;ul>
&lt;li>Una volta invece che si investe del tempo nel prendere degli appunti dei quali non si ricorderà praticamente nulla: &lt;em>quel tempo è perso per sempre.&lt;/em>&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;!-- figure -->
&lt;hr>
&lt;h2 id="riferimenti">Riferimenti&lt;/h2>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;a href="https://lsc.cornell.edu/how-to-study/taking-notes/cornell-note-taking-system/" target="_blank" rel="noopener">The Cornell Note Taking System&lt;/a> — Cornell University Learning Strategies Center&lt;/li>
&lt;/ul></description></item></channel></rss>