<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?><rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><channel><title>informatica | The Math of Things</title><link>https://mathofthings.netlify.app/tag/informatica/</link><atom:link href="https://mathofthings.netlify.app/tag/informatica/index.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><description>informatica</description><generator>Wowchemy (https://wowchemy.com)</generator><language>en-us</language><lastBuildDate>Thu, 22 Jan 2026 00:00:00 +0000</lastBuildDate><image><url>https://mathofthings.netlify.app/media/icon_hu6c6ed29f698bb57c24ca81ba64928043_3770_512x512_fill_lanczos_center_3.png</url><title>informatica</title><link>https://mathofthings.netlify.app/tag/informatica/</link></image><item><title>Turing, Bletchley Park e la probabilità che decise una _guerra_</title><link>https://mathofthings.netlify.app/post/turing-bletchley-bayes/</link><pubDate>Thu, 22 Jan 2026 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://mathofthings.netlify.app/post/turing-bletchley-bayes/</guid><description>&lt;h2 id="un-bicchiere-di-ghiaccio-in-un-film">Un bicchiere di ghiaccio, in un film&lt;/h2>
&lt;p>C&amp;rsquo;è una scena, in &lt;em>The Imitation Game&lt;/em> (2014), diventata quasi iconica: Alan Turing, interpretato da Benedict Cumberbatch, versa dell&amp;rsquo;acqua ghiacciata sul suo computer elettromeccanico — la &amp;ldquo;Bomba&amp;rdquo; — per raffreddarlo e farlo ripartire in un momento cruciale. È una scena tesa, drammatica, perfetta per il grande schermo. Ed è &lt;strong>completamente inventata&lt;/strong>. Non è mai successo: la vera Bombe di Bletchley Park non funzionava affatto in questo modo, e non aveva bisogno di essere raffreddata a mano con del ghiaccio.&lt;/p>
&lt;p>Il film prende molte licenze narrative dello stesso tipo: Turing non ha mai chiamato la macchina &amp;ldquo;Christopher&amp;rdquo; in pubblico, non ha lavorato in solitudine contro il parere di tutti gli altri crittografi, e — il punto che ci interessa davvero — &lt;strong>il vero momento della svolta non fu meccanico, ma statistico&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;h2 id="il-vero-problema-dopo-aver-rotto-enigma">Il vero problema, dopo aver rotto Enigma&lt;/h2>
&lt;p>Rompere il cifrario Enigma non significava affatto vincere la guerra all&amp;rsquo;istante. Ogni giorno la macchina tedesca cambiava configurazione, e ogni giorno gli analisti di Bletchley Park dovevano ritrovare la chiave del giorno: la Bombe di Turing serviva esattamente a questo, scartando meccanicamente le combinazioni impossibili in poche ore invece che in anni di calcolo manuale.&lt;/p>
&lt;p>Ma una volta decifrati i messaggi, si presentava un problema nuovo, meno raccontato nei film ma altrettanto decisivo: &lt;strong>ogni giorno arrivavano centinaia di messaggi decifrati&lt;/strong>. Non c&amp;rsquo;era il tempo, né le risorse, per agire su tutti. Bisognava scegliere quali fossero davvero urgenti — quale convoglio tedesco intercettare, quale attacco anticipare — e quali invece lasciar correre, anche a costo di ignorare informazioni vere, pur di non rivelare ai tedeschi che il loro cifrario era stato violato.&lt;/p>
&lt;p>Era, in sostanza, un problema di &lt;strong>probabilità condizionata&lt;/strong>: dato un messaggio decifrato, qual è la probabilità che sia davvero rilevante e urgente, alla luce di tutto ciò che già si sa sul contesto — rotte navali note, pattern di traffico radio, informazioni da altre fonti? E qual è il rischio, agendo su quell&amp;rsquo;informazione, di tradire il fatto che Enigma è compromessa?&lt;/p>
&lt;h2 id="il-ragionamento-bayesiano-nascosto">Il ragionamento bayesiano nascosto&lt;/h2>
&lt;p>Bletchley Park — e in particolare la sezione diretta da Turing — applicava, senza sempre chiamarlo esplicitamente così, un ragionamento &lt;strong>bayesiano&lt;/strong>: aggiornare continuamente la probabilità che un&amp;rsquo;informazione fosse vera e utile, mano a mano che arrivavano nuovi indizi. È un metodo che Turing stesso contribuì a formalizzare durante la guerra, introducendo tra l&amp;rsquo;altro il concetto di &lt;em>ban&lt;/em> e &lt;em>deciban&lt;/em> come unità di misura del peso dell&amp;rsquo;evidenza — un&amp;rsquo;applicazione pratica e originale del ragionamento bayesiano, sviluppata proprio per le esigenze del lavoro crittanalitico.&lt;/p>
&lt;p>Il teorema di Bayes formalizza esattamente questo tipo di aggiornamento:&lt;/p>
&lt;p>$$
P(A \mid B) = \frac{P(B \mid A), P(A)}{P(B)} \tag{Ba}
$$&lt;/p>
&lt;p>dove $A$ potrebbe essere &amp;ldquo;questo convoglio verrà davvero attaccato&amp;rdquo; e $B$ &amp;ldquo;abbiamo intercettato questo particolare messaggio&amp;rdquo;. Non basta il singolo messaggio isolato: contano la probabilità &lt;em>a priori&lt;/em> — quanto era plausibile l&amp;rsquo;evento prima ancora di intercettare qualcosa — e come ogni nuovo indizio la corregge.&lt;/p>
&lt;p>
&lt;figure id="figure-levidenza-non-crea-la-probabilità-la-aggiorna">
&lt;div class="d-flex justify-content-center">
&lt;div class="w-100" >&lt;img alt="Aggiornamento bayesiano: da una probabilità a priori dell&amp;#39;8% a una a posteriori dell&amp;#39;82% dopo l&amp;amp;rsquo;evidenza" srcset="
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&lt;/div>&lt;figcaption>
L&amp;rsquo;evidenza non crea la probabilità, la aggiorna
&lt;/figcaption>&lt;/figure>
&lt;/p>
&lt;p>Un esempio semplificato ma realistico rende l&amp;rsquo;idea: se prima di intercettare nulla la probabilità che un certo convoglio venga attaccato è bassa, diciamo l'8%, e poi arriva un messaggio cifrato che la rende molto più plausibile, la probabilità &lt;em>a posteriori&lt;/em> può salire fino all'82%. Non è un salto arbitrario: è esattamente quello che la formula $(Ba)$ calcola, pesando quanto quel tipo di messaggio è tipico di un vero attacco imminente rispetto a quanto compare comunque, per altri motivi, nel traffico intercettato.&lt;/p>
&lt;p>C&amp;rsquo;è un episodio storico spesso citato per rendere l&amp;rsquo;idea, sebbene la ricostruzione popolare ne semplifichi i dettagli: quando gli Alleati appresero, grazie a Enigma, di un attacco imminente su una città specifica, la decisione di &lt;strong>non evacuarla preventivamente&lt;/strong> — per non insospettire i tedeschi sulla violazione del codice — è il tipo di scelta che nasce proprio da un bilanciamento tra rischi calcolati: il costo immediato contro il vantaggio strategico, per anni, di poter continuare a leggere le comunicazioni nemiche. È esattamente il tipo di calcolo costi-benefici in condizioni di incertezza che sta al cuore della teoria delle decisioni bayesiana. Vale la pena trattare questo aneddoto con cautela in classe: i dettagli esatti dell&amp;rsquo;episodio (spesso associato a Coventry, novembre 1940) sono discussi dagli storici, e alcune fonti ridimensionano fortemente il ruolo diretto di Churchill nella decisione specifica. Il valore didattico sta nella struttura del ragionamento, non nella cronaca puntuale.&lt;/p>
&lt;h2 id="una-guerra-vinta-anche-a-colpi-di-probabilità">Una guerra vinta anche a colpi di probabilità&lt;/h2>
&lt;p>Questa storia permette di introdurre la &lt;strong>probabilità condizionata e il teorema di Bayes&lt;/strong> partendo da un contesto che gli studenti spesso già conoscono — molti hanno visto il film — ma di cui ignorano il vero nocciolo matematico. Alcuni spunti:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>distinguere, guardando insieme una clip del film, tra il dramma raccontato (la scena del ghiaccio, l&amp;rsquo;isolamento romantico di Turing) e il vero problema matematico affrontato a Bletchley Park (decidere quali informazioni usare senza rivelarsi)&lt;/li>
&lt;li>costruire un piccolo esempio numerico di aggiornamento bayesiano: partire da una probabilità a priori bassa, introdurre un &amp;ldquo;indizio&amp;rdquo; (un test, un messaggio intercettato) e calcolare la probabilità a posteriori con la formula $(Ba)$ — lo stesso schema logico usato oggi nei test medici o nei filtri antispam&lt;/li>
&lt;li>discutere il paradosso, insieme morale e matematico, della decisione di non agire sempre sull&amp;rsquo;informazione migliore, quando l&amp;rsquo;atto stesso di agire rischia di distruggere il valore futuro dell&amp;rsquo;informazione&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>È un esempio potente di come un singolo teorema — spesso insegnato in modo asettico, come formula da applicare a palline colorate in un&amp;rsquo;urna — abbia avuto, nella storia reale, un peso paragonabile a quello di una battaglia.&lt;/p>
&lt;h2 id="una-mela-forse-due-leggende">Una mela, forse due leggende&lt;/h2>
&lt;p>C&amp;rsquo;è un ultimo capitolo di questa storia che il film racconta appena, e che merita una precisazione, perché mischia un fatto tragicamente reale con una leggenda metropolitana molto amata ma priva di riscontri.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Nel 1952 Turing fu condannato per &amp;ldquo;gross indecency&amp;rdquo; — l&amp;rsquo;omosessualità era reato penale nel Regno Unito — per una relazione con un uomo. Gli fu offerta una scelta tra il carcere e la &lt;strong>castrazione chimica&lt;/strong> tramite iniezioni di estrogeni; scelse la seconda. Il 7 giugno 1954 fu trovato morto nella sua abitazione: la causa fu avvelenamento da cianuro, e accanto al letto c&amp;rsquo;era una mela morsicata, mai analizzata per verificare se contenesse il veleno. L&amp;rsquo;inchiesta ufficiale concluse per il suicidio, sebbene alcuni storici abbiano in seguito sollevato dubbi anche su questa ricostruzione, ipotizzando un incidente. Nel 2009 il governo britannico ha presentato scuse pubbliche, e nel 2013 Turing ha ricevuto la grazia reale postuma.&lt;/p>
&lt;p>Da qui nasce la leggenda: la mela morsicata sarebbe stata un omaggio nascosto di Steve Jobs, che avrebbe scelto quel simbolo per il logo Apple in memoria di Turing. È una storia che circola da decenni, ripetuta anche da fonti autorevoli — ma &lt;strong>non ci sono prove che sia vera&lt;/strong>, e sia Jobs sia il designer del logo, Rob Janoff, l&amp;rsquo;hanno smentita esplicitamente più volte: Janoff ha raccontato che il morso serviva solo a evitare che, in piccolo, la mela fosse scambiata per una ciliegia, e a dare un senso di scala e di &amp;ldquo;morso&amp;rdquo;, appunto, in un gioco di parole con &lt;em>byte&lt;/em>.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Resta una leggenda perché è una storia bellissima, non perché sia documentata. Ma proprio per questo è un buon esercizio da fare in classe insieme al resto: imparare a distinguere una fonte storica verificabile — la condanna, la castrazione chimica, la morte per cianuro — da un aneddoto suggestivo che si è propagato perché &lt;em>meritava&lt;/em> di essere vero, un po&amp;rsquo; come càpita, ironicamente, a tanti numeri che si vorrebbero veri solo perché tornano comodi. Anche qui, in fondo, si torna a fare i conti con l&amp;rsquo;evidenza — a pesarla, non a darla per buona.&lt;/p></description></item></channel></rss>