La musica contro l’ansia: la Math-Music Bubble
Come la musica può diventare un ausilio compensativo per gli studenti BES, e uno studio di caso nelle verifiche di matematica
Introduzione
L’ansia è ormai una presenza costante tra i banchi. Non è soltanto un’impressione di noi insegnanti: negli ultimi anni è diventata quasi una condizione di sfondo, complici anche i due anni di limitazioni e di didattica a distanza che ci siamo lasciati alle spalle.
I numeri lo confermano. Una meta-analisi pubblicata su JAMA Pediatrics — che ha messo insieme oltre ottantamila ragazzi in tutto il mondo — ha stimato che, durante la pandemia, circa un adolescente su cinque mostrava sintomi d’ansia clinicamente rilevanti, e uno su quattro sintomi depressivi: il doppio rispetto alle stime precedenti.
Sintomi d'ansia e depressione negli adolescenti
Prevalenza globale di sintomi clinicamente rilevanti durante la pandemia: circa il doppio delle stime pre-pandemia. Fonte: Racine et al., JAMA Pediatrics, 2021 (meta-analisi su 80.879 ragazzi).
Dietro queste percentuali ci sono le pressioni di sempre — i compiti, gli esami, le aspettative dei genitori — che per molti studenti diventano veri e propri fattori ansiogeni, con ricadute sulla salute mentale, sulla vita sociale e, non ultimo, sul rendimento scolastico.
In queste pagine vorrei raccontare, partendo da uno studio di caso, come la musica possa aiutare gli studenti a gestire l’ansia, e come noi docenti possiamo darle spazio nella nostra pratica quotidiana, con un occhio di riguardo agli studenti con Bisogni Educativi Speciali.
Come la musica aiuta a ridurre l’ansia
Che la musica sia una forma di cura è cosa nota da secoli: la usiamo da sempre per accompagnare gli stati d’animo, per consolarci, per ritrovare la calma. Ha il potere di influenzare l’umore e l’equilibrio psico-emotivo, ed è proprio questa capacità a renderla così utile contro l’ansia.
I meccanismi in gioco sono diversi.
- Anzitutto, la musica distrae dallo stress. Quando ascoltiamo della buona musica, l’attenzione si sposta su ciò che sentiamo invece che sui pensieri che ci assillano: un modo semplice per spezzare quel circolo di pensieri negativi che spesso alimenta l’ansia.
- In secondo luogo, stimola il rilascio di endorfine, le sostanze legate alle sensazioni di benessere e di piacere, con un effetto diretto sulla tensione.
- Infine, aiuta a regolare battito cardiaco e respirazione, entrambi sensibili agli stati ansiosi: una musica distesa rallenta il respiro e placa il battito.
Cosa dice la ricerca
Non si tratta solo di sensazioni soggettive. Una delle sintesi più ampie oggi disponibili — una meta-analisi di de Witte e colleghi apparsa su Health Psychology Review — ha raccolto decine di studi controllati per misurare quanto la musica riduca davvero lo stress.
L’effetto non è affatto trascurabile. Sui parametri psicologici l’ampiezza dell’effetto (il d di Cohen) si aggira intorno a 0,55; su quelli fisiologici — battito, cortisolo, pressione — intorno a 0,38; e arriva fino a 0,72 negli interventi di musicoterapia veri e propri. Per avere un metro di paragone: in psicologia un valore di 0,5 è già considerato un effetto “medio” e uno di 0,8 un effetto “grande”.
Quanto la musica riduce lo stress (ampiezza dell'effetto)
Valori del d di Cohen. Le linee di riferimento indicano effetto piccolo (0,2), medio (0,5) e grande (0,8). Fonte: de Witte et al., Health Psychology Review, 2020.
La musica per gli studenti BES
Nonostante le evidenze, l’uso terapeutico della musica porta ancora con sé qualche pregiudizio. Eppure il suo impatto positivo su memoria, attenzione e concentrazione — e quindi sulla capacità di apprendere — è ben documentato.
Proprio per questo può diventare una risorsa preziosa per gli studenti con Bisogni Educativi Speciali che convivono con l’ansia. E non stiamo parlando di pochi casi: il bacino di studenti che potrebbero beneficiarne è ampio e in costante crescita. In Italia gli alunni con un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) certificato sono passati dallo 0,7% del 2010/11 al 5,3% del 2019/20 — e i DSA sono soltanto una parte dell’insieme, più vasto, dei Bisogni Educativi Speciali.
Alunni con DSA in Italia (% sul totale)
La quota di studenti con DSA certificato è cresciuta di oltre sette volte in un decennio. Fonte: Ufficio Statistica del MIUR/MIM.
L’ansia può essere un ostacolo serio per molti studenti, soprattutto per chi affronta sfide cognitive, comportamentali o emotive. La musica offre a questi ragazzi un aiuto concreto: li sostiene nel gestire l’ansia, migliora il loro benessere e, di riflesso, anche i risultati nello studio.
Un modo per usarla come ausilio compensativo è integrarla nella routine quotidiana: come sottofondo durante lo studio o la lettura, oppure all’interno di una lezione o di una presentazione. Spesso basta questo per aiutare gli studenti a concentrarsi meglio e ad abbassare il livello d’ansia.
La si può anche impiegare in attività mirate. La meditazione guidata accompagnata da musica rilassante, per esempio, aiuta a rilassarsi e a ritrovare la calma: un supporto particolarmente utile per chi fatica a controllare i propri pensieri o a gestire le emozioni. Oppure la si può abbinare all’attività fisica — anch’essa efficace contro l’ansia — per aumentare la motivazione e rendere il movimento più piacevole.
C’è poi la dimensione espressiva: suonare uno strumento o creare canzoni permette di comunicare pensieri e sentimenti senza passare per le parole, cosa preziosa per chi ha difficoltà a raccontarsi. E, al livello più strutturato, c’è la musicoterapia vera e propria — una forma di terapia consolidata — che può fare la differenza soprattutto per gli studenti con difficoltà di comunicazione o di socializzazione.
Resta un punto fermo: l’efficacia della musica dipende dai gusti di ciascuno. Non tutti reagiscono allo stesso modo allo stesso brano, e c’è chi preferisce generi lontanissimi tra loro. Per questo conviene lavorare insieme allo studente, per capire quale musica funziona davvero per lui e inserirla con criterio nel suo piano di supporto.
Va detto con chiarezza: la musica, da sola, non risolve l’ansia né le altre difficoltà emotive o comportamentali. È un tassello di un approccio più ampio, che comprende anche la terapia individuale o di gruppo, la consulenza, l’educazione alla gestione dello stress. E, allo stesso modo, va inserita in una cornice educativa più larga — fatta di personalizzazione delle attività, collaborazione tra scuola e famiglia, tecnologie assistive e, soprattutto, di un ambiente accogliente per tutti.
Studio di caso: la Math-Music Bubble nelle verifiche di matematica
Nella didattica della matematica ho sempre cercato spunti e metodologie capaci di rendere più efficace il mio lavoro, soprattutto quando si tratta di sostenere studenti il cui rendimento è condizionato da una certificazione BES.
Il legame tra matematica e musica, del resto, ha radici antichissime: basti pensare alle riflessioni di Pitagora (575 ca. - 490 a.C.) sul valore etico ed educativo della musica nella formazione della persona.
Per Pitagora — a cui dobbiamo proprio l’intuizione di rappresentare matematicamente i suoni — la musica aveva tre orientamenti:
- di adattamento: la musica deve conformarsi alla personalità dell’individuo, che a sua volta deve sforzarsi di accogliere anche musiche lontane dalla propria indole;
- di cambiamento: la musica può modificare lo stato d’animo, aiutando a comprendere e potenziare le proprie capacità e ad accettare i propri limiti;
- di purificazione: la musica libera l’animo dalle tensioni, come una medicina fa con il corpo.
L’idea di intrecciare musica e matematica nasce quindi dalla mia passione — e dai miei studi — per entrambe le discipline. L’occasione di sperimentarla direttamente, usando la musica come ausilio compensativo, si è presentata di recente; e, sperando di poterla riproporre in futuro, ho voluto darle un nome: Math-Music Bubble.
Il caso. Uno studente del biennio di un IIS a indirizzo scientifico, con una diagnosi depressiva e stati d’ansia che compromettevano non solo la serenità quotidiana, ma anche il rendimento, in particolare durante le verifiche scritte.
Dopo la certificazione erano già state attivate tutte le misure di supporto previste dal PDP: più tempo per le prove scritte, programmazione delle interrogazioni, e così via. Poi è arrivata una proposta dallo studente stesso: potersi “isolare” virtualmente dal resto della classe durante i compiti, ascoltando musica rilassante in cuffia.
Le considerazioni che ne sono seguite — a supporto delle scelte del Consiglio di Classe — ruotavano attorno a due elementi:
- ricreare una condizione di studio domestico già collaudata ed efficace;
- costruire una sorta di bolla, una comfort zone in cui rifugiarsi, al riparo dall’inquietudine che quel silenzio potenzialmente ansiogeno — così tipico di una verifica di matematica — porta con sé.
L’approvazione del Consiglio di Classe e del Dirigente, con l’inserimento dell’ausilio nel PDP (e quindi l’uso dello smartphone in classe, monitorato dall’insegnante), ha di fatto tenuto conto della Relazione della 7ª Commissione Permanente del Senato — “Impatto del digitale sugli studenti, con particolare riferimento ai processi di apprendimento”, seduta del 9 giugno 2021 — e della successiva Circolare ministeriale del 19 dicembre 2022.
Per quanto riguarda la mia materia, ho accolto la richiesta dello studente; altri colleghi hanno preferito soluzioni più adatte alla propria disciplina, come diffondere musica rilassante per l’intera classe durante i compiti.
Per chi convive con l’ansia, la differenza tra affrontare una verifica con un minimo di serenità e restare paralizzato davanti al foglio bianco — con l’attacco di panico sempre in agguato — può essere enorme. Un adolescente in difficoltà emotiva vive quel blocco come l’ennesimo fallimento, e ogni fallimento, amplificato, erode l’autostima e alimenta quel circolo vizioso che è il cuore degli stati depressivi. A volte con conseguenze imprevedibili.
I risultati sono stati sorprendenti, sul piano didattico ed educativo così come su quello della collaborazione tra le persone coinvolte.
Guardando indietro, alcuni elementi si sono rivelati decisivi per il buon esito del percorso:
- la collaborazione continua tra tutti gli attori — famiglia, specialisti (psicologo e psichiatra), servizi territoriali e scuola, quest’ultima nelle figure del coordinatore, del Consiglio di Classe e del Dirigente;
- il ruolo attivo dello studente, che non deve mai sentirsi escluso dalle decisioni che lo riguardano;
- l’ascolto e il monitoraggio costanti: leggere i feedback è indispensabile;
- una o più figure di coordinamento — di solito il coordinatore e, all’occorrenza, un docente tutor indicato dallo studente stesso;
- la flessibilità della scuola nell’accogliere metodologie anche fuori dagli schemi, come appunto gli ausili compensativi previsti dal PDP.
Non va nascosto un ostacolo tutt’altro che secondario: lo scetticismo di una parte del corpo docente verso strumenti la cui efficacia è ormai ampiamente dimostrata. È un freno che rende il supporto agli studenti più lento e complicato. Eppure la scuola dovrebbe essere anche un luogo di sperimentazione: è dentro le aule che si sente il polso di una classe, con tutta la straordinaria varietà delle singole personalità.
La sensibilità dei ragazzi è cambiata molto negli ultimi anni, e continuerà a cambiare, al passo con una società che è di per sé fonte di frustrazione. Saper cogliere le sfumature del loro carattere, le loro angosce, i cambiamenti che attraversano è una competenza fondamentale per chi, oltre a insegnare, aspira a essere un buon educatore.
E la scuola, forte di un’autonomia che le concede ampi margini, potrebbe osare di più nel discostarsi dai parametri standard. Perché prendersi davvero a cuore il percorso di uno studente, con attenzione agli ostacoli che incontra, raramente porta a risultati deludenti.
Fonti dei dati
- Racine, N., McArthur, B. A., Cooke, J. E., Eirich, R., Zhu, J., & Madigan, S. (2021). Global Prevalence of Depressive and Anxiety Symptoms in Children and Adolescents During COVID-19: A Meta-analysis. JAMA Pediatrics, 175(11), 1142-1150.
- de Witte, M., Spruit, A., van Hooren, S., Moonen, X., & Stams, G. J. (2020). Effects of music interventions on stress-related outcomes: a systematic review and two meta-analyses. Health Psychology Review, 14(2) / 16(1).
- MIUR – Ufficio Statistica e Studi, Rilevazioni sugli alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), anni scolastici 2010/11 – 2019/20.
Bibliografia
- Zecchin, E., & Colombo, M. (2019). La musica come strumento di inclusione scolastica: esperienze e riflessioni di un progetto di educazione musicale inclusiva. Ricerche di Pedagogia e Didattica, 14(1), 35-52.
- Tafuri, D., & Esposito, A. (2017). Musicoterapia, emozioni e apprendimento: una sintesi delle evidenze scientifiche. Psicologia dell’Educazione, 1, 47-61.
- Giordano, G., & Strollo, M. R. (2016). La musica come strumento per l’inclusione degli studenti con disabilità intellettiva: uno studio di caso. Scuola Democratica, 3, 127-141.
- Fucci, E. (2016). La musicoterapia nell’ambito scolastico: esperienze, prospettive e riflessioni. Educazione Musicale, 5, 11-18.
- Scapin, G. (2012). Musica e apprendimento: una ricerca sperimentale sulla percezione dei bambini con difficoltà di apprendimento. Psicologia dell’Educazione, 2, 239-256.
- Cadore, G. (2013). Siamo tutti musicali… o quasi. Studi e ricerche sull’importanza del suono nella vita dell’uomo. Terapia musicale, 100.
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