<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?><rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><channel><title>post | The Math of Things</title><link>https://mathofthings.netlify.app/category/post/</link><atom:link href="https://mathofthings.netlify.app/category/post/index.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><description>post</description><generator>Wowchemy (https://wowchemy.com)</generator><language>en-us</language><lastBuildDate>Mon, 20 Jul 2026 00:00:00 +0000</lastBuildDate><image><url>https://mathofthings.netlify.app/media/icon_hu6c6ed29f698bb57c24ca81ba64928043_3770_512x512_fill_lanczos_center_3.png</url><title>post</title><link>https://mathofthings.netlify.app/category/post/</link></image><item><title>G8 di Genova, 25 anni dopo: cosa dicono i _numeri_</title><link>https://mathofthings.netlify.app/post/g8-genova-25-anni/</link><pubDate>Mon, 20 Jul 2026 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://mathofthings.netlify.app/post/g8-genova-25-anni/</guid><description>&lt;h2 id="una-premessa-necessaria">Una premessa necessaria&lt;/h2>
&lt;p>Oggi ricorrono venticinque anni esatti dall&amp;rsquo;inizio del G8 di Genova, il vertice del luglio 2001 che si concluse con la morte di Carlo Giuliani e con episodi — la scuola Diaz, la caserma di Bolzaneto — su cui la giustizia italiana ed europea si sono già pronunciate, con sentenze e condanne che è possibile leggere nero su bianco. Su quei fatti non ho competenze da aggiungere: sono materia per storici, giuristi, cronisti.&lt;/p>
&lt;p>Quello che vorrei fare qui è un esercizio diverso, e più vicino a ciò che so fare per mestiere. Il movimento che manifestava a Genova portava con sé un pacchetto di previsioni e di critiche sul modello di globalizzazione dell&amp;rsquo;epoca — sulla disuguaglianza, sulla finanza senza regole, sul lavoro, sull&amp;rsquo;ambiente. Previsioni che allora sembravano, a seconda dei punti di vista, o profezie fondate o allarmismo ideologico.&lt;/p>
&lt;p>Venticinque anni sono un intervallo di tempo sufficiente perché quelle previsioni si siano trasformate in dati verificabili. &lt;strong>Il mio punto di vista, qui, è quello di un matematico&lt;/strong>: non entro nel merito delle piazze, delle strategie politiche, delle responsabilità penali. Mi limito a mettere in fila i numeri — con le fonti citate una per una — e a lasciare che siano loro, per quanto possibile, a parlare. Dove un dato è ambiguo o contestato lo segnalo esplicitamente: l&amp;rsquo;obiettivo non è confermare una tesi, ma verificarla.&lt;/p>
&lt;h2 id="1-disuguaglianza-globale">1. Disuguaglianza globale&lt;/h2>
&lt;p>&lt;strong>La rivendicazione del 2001.&lt;/strong> Lo slogan che riassumeva la protesta — &amp;ldquo;Voi G8, noi 6 miliardi&amp;rdquo; — puntava dritto a un&amp;rsquo;accusa precisa: la globalizzazione guidata dalle otto potenze più industrializzate avrebbe concentrato la ricchezza in poche mani, allargando il divario tra Nord e Sud del mondo e, dentro ogni singolo paese, tra ricchi e poveri.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>I dati di oggi.&lt;/strong> Il &lt;em>World Inequality Report 2022&lt;/em>, curato dal World Inequality Lab (Chancel, Piketty, Saez, Zucman), ha calcolato quanto della crescita della ricchezza mondiale tra il 1995 e il 2021 sia finito nelle mani di ciascun gruppo sociale: il risultato è che l'1% più ricco della popolazione ha catturato il 38% di tutta la nuova ricchezza creata, contro appena il 2% andato alla metà più povera dell&amp;rsquo;umanità.&lt;/p>
&lt;div class="mm-chart">
&lt;h3 class="mm-chart-title">Chi ha catturato la crescita della ricchezza globale (1995-2021)&lt;/h3>
&lt;div class="mm-chart-canvas">&lt;canvas id="g8Chart1">&lt;/canvas>&lt;/div>
&lt;p class="mm-chart-desc">Quota della crescita totale della ricchezza mondiale catturata da ciascun gruppo, 1995-2021. Fonte: World Inequality Report 2022, World Inequality Lab (Chancel, Piketty, Saez, Zucman).&lt;/p>
&lt;/div>
&lt;p>Il rapporto Oxfam &lt;em>Resisting the Rule of the Rich&lt;/em>, presentato al World Economic Forum di Davos nel gennaio 2026, aggiorna il quadro con dati ancora più recenti: l'1% più ricco possiede oggi il 43,8% della ricchezza mondiale, e i 12 uomini più ricchi del pianeta possiedono, insieme, più ricchezza della metà più povera dell&amp;rsquo;umanità — oltre 4 miliardi di persone. Nel solo 2025 la ricchezza dei miliardari è cresciuta del 16%, tre volte più velocemente della media dei cinque anni precedenti, superando per la prima volta la soglia dei 3.000 miliardari nel mondo.&lt;/p>
&lt;div class="mm-chart">
&lt;h3 class="mm-chart-title">Ricchezza globale dei miliardari&lt;/h3>
&lt;div class="mm-chart-canvas">&lt;canvas id="g8Chart2">&lt;/canvas>&lt;/div>
&lt;p class="mm-chart-desc">Ricchezza aggregata dei miliardari nel mondo, in migliaia di miliardi di dollari (trilioni). Fonte: Oxfam International, "Resisting the Rule of the Rich", gennaio 2026.&lt;/p>
&lt;/div>
&lt;p>&lt;em>Nota di metodo&lt;/em>: le stime Oxfam sulla concentrazione di ricchezza sono talvolta discusse — in particolare per il modo in cui trattano il patrimonio netto negativo (persone indebitate nei paesi ricchi, che nel calcolo &amp;ldquo;abbassano&amp;rdquo; artificialmente la ricchezza della metà povera). Ma la direzione del trend è confermata in modo indipendente dal World Inequality Lab, che usa una metodologia accademica distinta: la convergenza tra le due fonti rende il dato solido, al di là dei dettagli tecnici.&lt;/p>
&lt;h2 id="2-deregolamentazione-finanziaria">2. Deregolamentazione finanziaria&lt;/h2>
&lt;p>&lt;strong>La rivendicazione del 2001.&lt;/strong> Una parte consistente della protesta era rivolta a FMI, Banca Mondiale e WTO, accusati di imporre in tutto il mondo un modello di liberalizzazione finanziaria che avrebbe reso il sistema economico globale più fragile, più esposto a crisi sistemiche.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>I dati di oggi.&lt;/strong> Il caso più citato è la crisi finanziaria del 2008. Negli Stati Uniti il &lt;em>Gramm-Leach-Bliley Act&lt;/em> (1999) abolì la separazione tra banche commerciali e banche d&amp;rsquo;investimento imposta dal &lt;em>Glass-Steagall Act&lt;/em> del 1933; l&amp;rsquo;anno successivo il &lt;em>Commodity Futures Modernization Act&lt;/em> (2000) esentò i derivati finanziari — inclusi i credit default swap al centro della crisi — da quasi ogni forma di vigilanza. Il risultato, in termini puramente numerici, è impressionante: il valore nozionale dei derivati in circolazione nel mondo passò da 865 miliardi di dollari nel 1987 a oltre 670.000 miliardi di dollari nel 2008.&lt;/p>
&lt;div class="mm-chart">
&lt;h3 class="mm-chart-title">Valore nozionale dei derivati finanziari globali&lt;/h3>
&lt;div class="mm-chart-canvas">&lt;canvas id="g8Chart3">&lt;/canvas>&lt;/div>
&lt;p class="mm-chart-desc">Miliardi di dollari, scala logaritmica (la crescita copre tre ordini di grandezza). Fonte: dati aggregati BIS/letteratura sulla crisi 2008.&lt;/p>
&lt;/div>
&lt;p>&lt;em>Nota di metodo&lt;/em>: qui il collegamento con le proteste del 2001 va trattato con più cautela rispetto agli altri temi. Non ho trovato una fonte terza che stabilisca un nesso causale documentato tra le rivendicazioni no-global e la crisi del 2008: la relazione è un parallelismo storico e tematico — entrambe puntano il dito sulla stessa causa, la deregolamentazione finanziaria — non una previsione puntualmente &amp;ldquo;verificata&amp;rdquo; nel senso stretto del termine. Lo segnalo per onestà, restando nello spirito di un&amp;rsquo;analisi che vuole essere numerica prima che retorica.&lt;/p>
&lt;h2 id="3-precarietà-del-lavoro">3. Precarietà del lavoro&lt;/h2>
&lt;p>&lt;strong>La rivendicazione del 2001.&lt;/strong> Un altro filone della protesta riguardava la cosiddetta &amp;ldquo;corsa al ribasso&amp;rdquo;: la concorrenza tra lavoratori di paesi diversi, innescata dalle delocalizzazioni verso i paesi a basso costo del lavoro, avrebbe eroso progressivamente le tutele e il potere contrattuale dei lavoratori su scala globale.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>I dati di oggi.&lt;/strong> Secondo l&amp;rsquo;International Labour Organization (&lt;em>World Employment and Social Outlook&lt;/em>, aggiornamento di settembre 2024), la quota del reddito globale che va al lavoro — rispetto a quella che va al capitale — è scesa di 1,6 punti percentuali dal 2004 a oggi: i lavoratori nel mondo trattengono ora solo il 52,3% del reddito complessivo che contribuiscono a generare. Tradotto in cifre assolute, nel solo 2024 questo significa una perdita di 2.400 miliardi di dollari di reddito da lavoro, rispetto a quanto sarebbe stato se la quota fosse rimasta quella del 2004.&lt;/p>
&lt;div class="mm-chart">
&lt;h3 class="mm-chart-title">Quota del reddito globale che va al lavoro&lt;/h3>
&lt;div class="mm-chart-canvas">&lt;canvas id="g8Chart4">&lt;/canvas>&lt;/div>
&lt;p class="mm-chart-desc">Percentuale del reddito globale trattenuta dai lavoratori (il resto va al capitale). Fonte: ILO, World Employment and Social Outlook, settembre 2024.&lt;/p>
&lt;/div>
&lt;p>A questo si aggiunge un fenomeno che nel 2001 non esisteva ancora nella forma attuale: la &lt;em>gig economy&lt;/em>. Nel 2023 erano 435 milioni le persone attive nel lavoro digitale a chiamata nel mondo (Banca Mondiale), con una domanda cresciuta del 50% tra la metà del 2016 e la metà del 2023. Solo nel giugno 2025 l&amp;rsquo;ILO ha adottato la prima Convenzione internazionale sul lavoro tramite piattaforma, riconoscendo esplicitamente come problema strutturale globale l&amp;rsquo;assenza — per centinaia di milioni di lavoratori — di contratti, orari garantiti, protezione sociale.&lt;/p>
&lt;h2 id="4-crisi-climatica">4. Crisi climatica&lt;/h2>
&lt;p>&lt;strong>La rivendicazione del 2001.&lt;/strong> Il movimento criticava, più in generale, un modello di sviluppo che considerava insostenibile, chiedendo impegni vincolanti su ambiente e clima contro la logica della crescita economica a ogni costo.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>I dati di oggi.&lt;/strong> Secondo il &lt;em>Global Carbon Budget 2024&lt;/em> (Global Carbon Project), le emissioni globali di CO2 da fonti fossili hanno toccato nel 2024 un nuovo record storico: 37,4 miliardi di tonnellate, in crescita dello 0,8% sul 2023. Includendo anche i cambi di uso del suolo (deforestazione in primis), il totale sale a 41,6 miliardi di tonnellate — ventitré anni dopo Genova, e nella direzione opposta a quella richiesta.&lt;/p>
&lt;div class="mm-chart">
&lt;h3 class="mm-chart-title">Emissioni globali di CO2 da fonti fossili&lt;/h3>
&lt;div class="mm-chart-canvas">&lt;canvas id="g8Chart5">&lt;/canvas>&lt;/div>
&lt;p class="mm-chart-desc">Miliardi di tonnellate di CO2 all'anno, valori arrotondati. Fonte: Global Carbon Project, Global Carbon Budget (varie edizioni).&lt;/p>
&lt;/div>
&lt;p>Il dato che forse rende meglio l&amp;rsquo;urgenza è quello sul &amp;ldquo;budget di carbonio&amp;rdquo; residuo: la quantità di CO2 che si può ancora immettere in atmosfera mantenendo una probabilità del 50% di restare sotto 1,5°C di riscaldamento globale rispetto all&amp;rsquo;era preindustriale, soglia fissata dall&amp;rsquo;Accordo di Parigi. L&amp;rsquo;IPCC, nel suo sesto rapporto di valutazione (AR6, 2021), stimava questo budget in circa 500 miliardi di tonnellate di CO2 a partire dal 2020. Al ritmo attuale di emissioni, le stime più recenti (2025) collocano l&amp;rsquo;esaurimento di quel budget entro il 2029.&lt;/p>
&lt;h2 id="cosa-dicono-nellinsieme-questi-numeri">Cosa dicono, nell&amp;rsquo;insieme, questi numeri&lt;/h2>
&lt;p>Su tre dei quattro assi — disuguaglianza, lavoro, clima — i dati raccolti da enti indipendenti (World Inequality Lab, ILO, Global Carbon Project/IPCC) confermano in modo netto e quantificabile le tendenze che il movimento denunciava nel 2001. Sul quarto, la finanza, il nesso è più interpretativo: solido come parallelismo storico, ma non dimostrabile come previsione puntuale nello stesso senso rigoroso degli altri tre.&lt;/p>
&lt;p>Da matematico, quello che trovo interessante non è tanto &amp;ldquo;chi aveva ragione&amp;rdquo; — una domanda che appartiene alla politica, non alla statistica — quanto il fatto che si possa, venticinque anni dopo, sottoporre delle intuizioni di piazza a una verifica empirica seria. I numeri non restituiscono giudizi morali sulle scelte di quei giorni, né assolvono né condannano nessuno. Restituiscono però una misura: quella di quanto la traiettoria reale del mondo si sia discostata — o no — da ciò che si temeva sarebbe successo.&lt;/p>
&lt;h2 id="fonti-dei-dati">Fonti dei dati&lt;/h2>
&lt;ul>
&lt;li>Chancel, L., Piketty, T., Saez, E., Zucman, G. (a cura di), &lt;em>World Inequality Report 2022&lt;/em>, World Inequality Lab. &lt;a href="https://wid.world/news-article/world-inequality-report-2022/" target="_blank" rel="noopener">wid.world&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>Oxfam International, &lt;em>Resisting the Rule of the Rich&lt;/em>, gennaio 2026. &lt;a href="https://www.oxfam.org/en/tags/wealth-inequality" target="_blank" rel="noopener">oxfam.org&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>International Labour Organization, &lt;em>World Employment and Social Outlook — Trends 2024&lt;/em>, aggiornamento settembre 2024. &lt;a href="https://www.ilo.org/resource/news/global-labour-income-share-declines-putting-upward-pressure-inequality-sdg" target="_blank" rel="noopener">ilo.org&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>World Bank, dati sulla gig economy e il lavoro su piattaforma, 2023; ILO, Convenzione sul lavoro tramite piattaforma, giugno 2025.&lt;/li>
&lt;li>Global Carbon Project, &lt;em>Global Carbon Budget 2024&lt;/em>. &lt;a href="https://globalcarbonbudget.org/fossil-fuel-co2-emissions-increase-again-in-2024/" target="_blank" rel="noopener">globalcarbonbudget.org&lt;/a>&lt;/li>
&lt;li>IPCC, &lt;em>Sixth Assessment Report&lt;/em> (AR6), Working Group I, 2021.&lt;/li>
&lt;/ul>
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// 1 — Chi ha catturato la crescita della ricchezza 1995-2021
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// 2 — Ricchezza globale dei miliardari
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// 3 — Valore nozionale derivati globali (scala log)
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// 4 — Quota del reddito globale che va al lavoro
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// 5 — Emissioni globali di CO2 fossili
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